Stop al consumo del suolo, anche a Lamezia!

di Luca Truzzolillo* – Il consumo di suolo nel 2017 continua a crescere in tutta Italia, anche in Calabria e a Lamezia Terme. Il dato emerge dalla presentazione dell’edizione 2018 del Rapporto sul Consumo di Suolo in Italia realizzato dall’ISPRA e dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, che ci restituisce una fotografia completa e aggiornata del territorio e fornisce una valutazione delle dinamiche di cambiamento della copertura del suolo, della crescita urbana, anche a livello locale, e delle conseguenze sull’ambiente, sul paesaggio, sulle risorse naturali e sul sistema economico del nostro Paese.consumosuolo

Come emerge dal Rapporto nell’ultimo anno le nuove coperture artificiali hanno riguardato altri 54 chilometri quadrati di territorio, ovvero, in media, circa 15 ettari al giorno. “Una velocità di trasformazione di poco meno di 2 metri quadrati di suolo che sono stati irreversibilmente persi ogni secondo”. In termini percentuali si rileva che diversi Comuni superano il 50% e talvolta il 60% di territorio consumato e che sono spesso comuni piccoli o medio piccoli.

In passato la dinamica demografica era positivamente (e stabilmente) correlata con l’urbanizzazione ed era utilizzata, perciò, per descrivere gli stadi di sviluppo dei sistemi urbani. Negli ultimi decenni, al contrario, il legame tra demografia e processi di urbanizzazione non può più essere considerato lineare, e le città sono cresciute anche in presenza di stabilità demografica e addirittura anche in casi di decrescita della popolazione residente.

A Lamezia ad esempio, dove secondo il Rapporto ISPRA 2018 […] sono stati consumati 3 ettari di suolo (30.000 mq ndr), per la realizzazione di nuovi edifici per l’agricoltura e per nuove costruzioni residenziali o commerciali.” si contano migliaia di appartamenti sfitti e la crescita demografica, bassa, dipende sostanzialmente dalla presenza di nuovi immigrati residenti, così come è evidente in città la sovrabbondanza di immobili sfitti di natura commerciale, chiaro sintomo di una significativa staticità immobiliare.7

Eppure nel PSC, che a breve sarà portato alla sua definitiva approvazione, durante i 10 anni della sua stesura nessuno ha avuto la lungimiranza di prevedere quale condizione irrinunciabile per il rilancio del patrimonio immobiliare urbano, l’adesione al principio del consumo di suolo zero.

Nessuno ha sentito la necessità di rivolgere l’attenzione al recupero concreto dei centri storici e residenziali urbani, con atti mirati ed indirizzati a riportare la vita nei luoghi da cui siamo nati, e da cui è iniziato l’indiscriminato e disordinato processo di espansione che ha portato la più fortunata delle città della Calabria, almeno per posizione geografica, allo stato attuale: una struttura urbana non manutenzionata e nuovi edifici sparsi sull’intero territorio comunale, ormai costellato da una miriade di piccole costruzioni che rendono il territorio stesso sfilacciato e difficilmente gestibile.

Il Piano strutturale comunale, con tutti gli adeguamenti che saranno quindi indispensabili per condurre la pianificazione urbanistica nelle direttive del “consumo zero di suolo” e della necessaria riqualificazione del patrimonio edilizio esistente (rigenerazione edilizia e dotazione dei servizi pubblici), dovrà essere rimodulato e, paradossalmente, dovrà essere ricondotto ai dettami della Regione Calabria, che, come abbiamo ripetuto tante volte, con la LR 19/2002 stabiliva, da un lato, il principio del consumo di suolo zero come obiettivo principale da raggiungere, e dall’altro rilasciava parere favorevole al PSC proposto dal Comune di Lamezia Terme, che non prevede invece nessun consumo zero del suolo, senza alcuna coerenza urbanistica al Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale.

C’è anche la L.R. 41/2011, “Norme per l’abitare sostenibile” che individua tra gli obiettivi della pianificazione “la riduzione del consumo di nuovo territorio, evitando l’occupazione di suoli ad alto valore agricolo e/o naturalistico, privilegiando il risanamento e recupero di aree degradate e la sostituzione dei tessuti esistenti ovvero la loro riorganizzazione e riqualificazione per migliorarne la qualità e la sostenibilità ambientale”, ma Lamezia, anche qui, sembra esente oltre che assente.

Lo stato di crisi generale che stiamo vivendo ha insegnato a tutti che un’economia che si regge sulla crescita continua arriva prima o poi al collasso. Cioè non si può costruire più di quanto il mercato consuma. Negli ultimi dieci anni la nostra popolazione è rimasta stabile e l’età media s’è alzata. Investire in nuove costruzioni non può essere la direzione giusta da prendere, per motivi riferibili ai costi della comunità in termini sanitari e logistici che crescono esponenzialmente all’aumentare dall’area urbana. Basti pensare alla manutenzione della rete stradale che già fa acqua da tutte le parti, o alla gestione del sistema fognante. Senza contare il fatto che il valore del patrimonio immobiliare dei nostri beni tenderà ad abbassarsi come conseguenza della sproporzionata offerta che potrebbe venire a crearsi.

Il 2050 è l’anno per il quale l’Unione Europea ha stabilito l’obiettivo ultimo del consumo di suolo zero. Secondo lo scenario “ideale” di diminuzione progressiva e lineare, entro quell’anno consumeremo in Italia altri 1635 chilometri quadrati di superficie libera. Se la velocità media di consumo si mantenesse invece sui valori del periodo 2015-2016 avremmo perso altri 3270 chilometri quadrati (una superficie pari circa a quella della Valle d’Aosta). Il terzo scenario prevede che, in seguito alla ripresa economica (e quindi del settore edilizio), il consumo di suolo ritorni immediatamente ai ritmi dei decenni scorsi, fino a consumare nell’ipotesi peggiore altri 8326 chilometri quadrati.

Scenari “virtuali” ma utili per far capire l’impatto che il consumo di suolo nel lungo periodo, a qualsiasi velocità continuasse, produrrebbe ancora effetti negativi significativi sul nostro futuro. Non è dunque sufficiente rallentare il consumo di suolo. È necessario in primo luogo cambiare la logica dell’intervento pubblico, finanziando soltanto interventi che non comportino nuovo consumo di suolo e che contribuiscano invece a recuperare le aree già consumate in stato di degrado, togliendo legittimità a qualsiasi forma ingiustificata di nuovo consumo di suolo.

Il PSC di Lamezia Terme, ancora non del tutto in vigore e già vecchio e datato, non va affatto in questa direzione, e già solo per questo richiederà modifiche, integrazioni e adeguamenti, appena possibile.

*Attivista del Meetup 5 Stelle Lamezia

 

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