C’era una volta SA.R.A. …..

di Luca Truzzolillo* – … ma questa non è una favola, è bene precisarlo, è uno di quegli incubi strampalati dove le porte di una delle stanze di casa tua conducono improvvisamente in un ambiente lontano e diverso da quello che ti aspettavi… e questa situazione (ovviamente assurda), nel sogno sembra pure normale!

SA.R.A., come si può intuire anche dall’acronimo, viene pensato come un progetto di riqualificazione e rigenerazione urbana, approvato nel luglio del 2014, nell’ambito del Piano Nazionale Città dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ed era un progetto volto alla (ri)animazione di tutto il quartiere Savutano con un plafond di ben 30 milioni di euro di finanziamento.

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Ma, come in quel sogno, quando all’uscita dalla tua stanza non trovi il corridoio di sempre ma scopri una realtà completamente diversa e surreale, anche le vicende burocratiche che hanno accompagnato l’evoluzione del progetto SA.R.A. sembrano essere state improvvisamente avvolte da una strana aura di apparente normalità. che nei fatti ha portato via i punti cardine del progetto stesso.

Senza capire effettivamente perché a distanza di quattro anni dall’approvazione sia potuto succedere, con la deliberazione della Commissione Straordinaria n. 56 del 26.03.2018 si è scelto infatti, di rinunciare ad alcune precondizioni indispensabili, ed indipendenti da qualsiasi posizione politica, per il successo stesso dell’iniziativa.

Si è scelto di rinunciare a nuove vie di comunicazione capaci di dare centralità ad un luogo abbandonato ed isolato. Si è scelto di rinunciare ad infrastrutture innovative capaci di attrarre e coinvolgere le immediate vicinanze della zona in progetto (cioè i diretti interessati dall’operazione). Si è scelto cioè di rinunciare a tutte quelle azioni di inclusione sociale indispensabili alla realizzazione ed al successo del progetto così come pensato nella sua versione iniziale, e che prescindono da semplici operazioni di computo metrico.

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    Il risultato di questa rivisitazione ex post, formalmente corretta e dotata di tutte le approvazioni ed i visti necessari ma nella sostanza azzardata e foriera di ulteriori insuccessi, è quello di trovarsi di fronte non più alla stessa idea progettuale pensata e finanziata all’origine, ma di fronte ad una situazione completamente nuova che cancella dal titolo del progetto SA.R.A., le diciture “Rigenerazione e Animazione”.

Senza prescindere dalla immediata necessità di completare e ristrutturare i fabbricati ATERP di Savutano, risalenti al 1980 e che oltre ad essere brutti nel tempo rischiano di diventare pure inutilizzabili, il Progetto SA.R.A. puntava –anche con il coinvolgimento diretto dei residenti in fase di elaborazione- ad operare una serie di scelte a livello globale ed a livello particolare che avrebbero garantito, di fatto, un risultato d’insieme sicuramente più accettabile.

palazzine3L’obiettivo originario del Progetto pareva essere quello di trasformare un quartiere destinato all’edilizia popolare sovvenzionata e già degradato di suo, in una parte viva del nucleo abitato, con l’obiettivo di non creare ulteriori disagi ad una realtà territoriale già esistente e in via di consolidamento com’è l’area di Savutano.

Ciò imponeva di prevedere una serie di servizi e strutture volte all’inclusione sociale, per garantire che da qui al 2022, attraverso l’instaurarsi di percorsi di accompagnamento all’insediamento, si gestisse in maniera graduale la presa di possesso di tutti quegli alloggi popolari oggi abbandonati e più volte oggetto di occupazione abusiva, evitando così quelle situazioni di degrado civile e sociale che invece si sono verificate nell’area di Ciampa di Cavallo o a San Pietro Lametino.

L’idea progettuale iniziale delineava, proprio come quel sogno di cui parlavamo prima, una situazione quasi ideale di comfort, ma proprio come quando un sogno si trasforma in incubo, il contesto che sembra profilarsi oggi è completamente diverso, col rischio che quando tutto sarà finito ci ritroveremo davanti ad un’accozzaglia di finte idee mista a promesse non mantenute.

E qui arriviamo alle ovvietà: è chiaro che Lamezia, tutta, in quanto realtà sfilacciata e sconnessa, costituita da tanti agglomerati apparentemente distanti tra loro, ha bisogno di collegamenti, servizi e soprattutto di elementi utili che favoriscano l’integrazione. Tutti sappiamo anche bene che la città, ed in particolare alcune sue zone periferiche, chiede aiuto da tempo per far fronte a fenomeni di disagio sociale e abitativo, ma in realtà non è mai stato mosso un dito né in questo senso né in tema di mobilità e collegamenti urbani. Eppure in Comune si operava in contemporanea sia per il concepimento del progetto SA.R.A. che alla definizione e approvazione del Piano Strutturale Comunale (PSC).

La mancanza di una vision sul futuro di Lamezia Terme, unita ad una scarsa capacità di coordinamento degli Uffici e degli Assessorati comunali, ancora una volta è stato il vero elemento debole di questa mala sorte. Basti pensare che il Piano Strutturale, adottato nel febbraio del 2015, non solo non contemplava il progetto di riqualificazione dell’area di Savutano, finanziato nel gennaio del 2013, ma oggi, diventa paradossalmente motivo di ostacolo alla realizzazione di quanto originariamente previsto in SA.R.A. e addirittura pretesto formale per decidere di avallare scelte di ripiego, molto probabilmente condizionate da reconditi interessi delle passate amministrazioni.

Ma allora viene spontaneo chiedersi: dato che in quest’area si erano create le opportunità giuste per rendere, non solo il quartiere Savutano, ma di riflesso tutta Lamezia, un esempio di riqualificazione urbana, perché si è reso necessario stravolgere l’idea base del Progetto e ridurre il tutto ad una mera ristrutturazione?

Perché proprio in questo momento, quando paradossalmente la presenza di un soggetto terzo e lontano dalla politica avrebbe potuto valutare ed agire con più lungimiranza? E soprattutto, siamo certi che i residenti del quartiere Savutano gradiscano che quella situazione da sogno, per come era stata loro prospettata, venga trasformata in un incubo potenzialmente capace di generare ulteriore isolamento ed emarginazione oltre che danni economici? A chi giova tutto ciò?

Un incubo può anche essere un fatto isolato, un episodio che capita di tanto in tanto. Nel caso di Lamezia Terme, invece, va inteso come il segnale di qualcosa che non funziona dalla base, perché se ogni tanto è fisiologico fare brutti sogni, il loro continuo ripetersi è l’avviso che c’è qualche cosa, nel meccanismo principale del funzionamento della nostra macchina amministrativa, da indagare a fondo e con maggiore serietà. Come fosse una malattia cronica.

 

IN SINTESI: il Progetto originario SA.R.A. approvato dal Ministero prevedeva un valore complessivo della proposta pari a 51,9 mln di euro per la riqualificazione degli “scheletri” Aterp a Savutano, con il completamento di 170 appartamenti secondo criteri di sostenibilità ambientale da assegnare a categorie svantaggiate, la rigenerazione dell’ex Cantina Sociale a monte del rilevato ferroviario, che doveva essere sede di diverse attività tra cui un centro sociale per anziani, di sale musica, area ristorazione, palestra, biblioteca e sala convegni e che oggi ritroviamo invece inserita nell’elenco dei beni alienabili dal Comune. In seguito si prevede allora di insediare nei piani terra di alcuni edifici Aterp diversi servizi e attrezzature pubbliche, quali: micro nido, asilo nido; ludoteca, centro e sala musica; mediateca; centro polivalente per i giovani; centro diurno per anziani, spazi per un centro commerciale naturale, etc.. Oggi a causa di “inconvenienti” e incoerenze varie le norme vigenti in Comune impediscono i cambi di destinazione d’uso per cui si procede ad una ulteriori modifica al progetto originario stornando di fatto i servizi pubblici essenziali e concentrandosi esclusivamente sul completamento degli scheletri Aterp ai soli fini residenziali.

*Attivista del Meetup 5 Stelle Lamezia

 

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