Aliquote maxi e servizi minimi

imu tasi.jpgSono arrivati i Commissari ed ecco che le imposizioni fiscali comunali (IMU, TASI, TARI, IRPEF) prendono la forma definitiva, quella che in realtà avrebbero dovuto avere già alcuni anni fa (cinque per la precisione), quando ancora si voleva far credere che nella contabilità dell’ente comunale fosse tutto a posto, mentre gli equilibri erano fortemente influenzati dalla previsione di entrate tributarie non pienamente coerenti con le effettive capacità di riscossione.

Ci riferiamo alla necessità di deliberare da parte della terna di Commissari, per l’annualità 2018, un aumento dello 0,1 per mille dell’aliquota ordinaria IMU, da fissare quindi al 9,6 per mille nel rispetto dei limiti massimi imposti dalla normativa vigente, nel senso che sommando IMU e TASI per il 2018 siamo al massimo. Per quanto riguarda l’IRPEF invece, per il 2018, si mantiene l’aliquota dell’addizionale comunale allo 0,80 per cento, già ai massimi di legge, ma con contestuale diminuzione della soglia reddituale utile ai fini dell’esenzione dall’imposta, che viene dimezzata a 6.000 euro. “Questo – si precisa in delibera – per ripianare le perdite registrate dalle società partecipate e per non intaccare le fasce reddituali più basse”.

Sarà facile scaricare anche in questo caso tutte le responsabilità sulla nuova amministrazione straordinaria, ma in realtà il regalo alla città risale al Natale 2013 con la decisione, presa in seno al Consiglio comunale dell’epoca, di portare l’aliquota IMU ai livelli massimi, con una manovra tra le più scontate per le strategie finanziarie pensate dall’allora amministrazione Speranza per reperire fondi e rimediare, in qualche modo, alle “storiche discordanze” evidenziate dalla Corte dei Conti.

corte dei conti

All’epoca ufficialmente non c’era –a detta degli amministratori- alcun dissesto, anche se «la situazione economico finanziaria del comune di Lamezia, appariva abbastanza precaria e di una certa criticità», e già nei primi mesi del 2014 il piano di rientro decennale analizzato dalla Corte dei Conti a Sezioni Riunite prevedeva l’aliquota IMU al massimo, non solo per quell’anno ma per tutti gli altri anni a seguire, ed i bilanci presentati sono naturalmente diventati vincolanti.

E’ bene che i cittadini sappiano che le aliquote locali di IMU, TARI, TASI e IRPEF resteranno pertanto al massimo fino al 2023, ovvero dieci anni da quel fatidico 2013, quando il Comune ha operato di fretta e furia un radicale “riaccertamento” dei residui attivi e passivi giocando a far quadrare i conti sulla carta pur di non certificare il dissesto finanziario.Dissesto

A consuntivo oggi si può affermare che le difficoltà finanziarie del Comune di Lamezia non erano affatto così sotto controllo come si voleva far credere, e come si è taciuto anche andando oltre l’amministrazione Speranza. La situazione era e continua ad essere catastrofica, e non ci sono dubbi che a pagarne le spese sono come al solito i cittadini, che oltre a dover pagare il massimo della tassazione si vedono di fatto privati dei servizi fondamentali -come l’acqua, la nettezza urbana, i trasporti pubblici, i servizi per l’infanzia e per le fasce deboli, le strutture sportive e culturali e tanto altro ancorache come stiamo vedendo in tante situazioni il Comune non è più in grado di assicurare.

E’ chiaro che i riequilibri di bilancio dal 2013 ad oggi non hanno prodotto i risultati sperati, e che la situazione reale di cassa era ben diversa da quella prospettata, tanto da rendere necessario, di recente, la richiesta avanzata dal Comune di Lamezia di una anticipazione di cassa di ben 10 milioni di euro, da utilizzare per il pagamento delle retribuzioni del personale dipendente, di rate di mutui o di prestiti obbligazionari e per garantire il funzionamento dei servizi locali indispensabili.

Per come previsto dall’articolo 243-quinquies del Tuel, la Commissione straordinaria di un Comune sciolto per infiltrazioni o condizionamenti di tipo mafioso, può infatti richiedere un’anticipazione di cassa se l’Ente in questione presenta squilibri strutturali di bilancio in grado di provocare dissesto finanziario. C’è ben poco da aggiungere ai fatti, se non la considerazione che non c’era bisogno di avere capacità divinatorie per capire come sarebbe andata a finire.

Lamezia Terme è una città che in cinquanta anni è passata dal più grande sogno al peggior incubo, quello di dover ripartire da zero. I tanti soggetti che si sono alternati al governo della città sono stati diversi nel nome ma uguali nei contenuti e nel risultato: portare la città nelle condizioni in cui si trova oggi, prigioniera di sé stessa.

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