Verso una città normale

di Luca Truzzolillo – La situazione è sempre più paradossale. Il PSC, quel Piano Strutturale Comunale che ha tenuto col fiato sospeso centinaia di tecnici, compresi gli stessi progettisti, i costruttori ed i cittadini lametini per l’intera durata del governo Mascaro, e che aveva creato già parecchia suspense anche negli ultimi anni della giunta Speranza, è in scadenza. Si, esattamente: il Piano Strutturale, adottato nelle more e mai approvato, è scaduto!

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E’ stata tanta e tale l’inerzia prodotta dalla classe politica e dirigente che l’iter burocratico del Piano, che già aveva dato segnali di cedimento (vedi i ritardi con le osservazioni, vedi le modifiche introdotte dal Consiglio Comunale, vedi le assenze in giunta nei momenti topici dell’approvazione), ad un certo punto si è inceppato; nessuno poi ha più osato dire niente per mesi, i tempi massimi imposti per legge si sono esauriti ed il progetto è scaduto prima ancora di entrare in uso.

Schermata 2017-12-19 a 16.40.47Dopo tre anni di regole di salvaguardia e doppia verifica di conformità, i commissari straordinari avrebbero meno di un mese di tempo per approvare lo strumento, pena la sua decadenza e il riattivarsi di tutte le procedure per la sua adozione, col rischio di veder arrivare un funzionario urbanistico regionale che prenderebbe servizio nell’Ente occupandosi esclusivamente di portare a termine tutti gli adempimenti per l’adozione del Piano.

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La verità è che a quel Piano non mancava solo la firma del progettista, ma anche una visione d’insieme dello sviluppo della città; mancavano regole certe e uguali per tutti, mancava una qualsiasi idea di identità urbana di Lamezia Terme, ed è sostanzialmente per questo che non è mai arrivato ad approvazione definitiva.

Leggi qui il nostro ultimo intervento a proposito del PSC di Lamezia

Magari adesso qualcuno proverà ancora a raccogliere i cocci di ciò che rimane, di un Piano fortemente compromesso da interessi particolari, che tentava di mettere d’accordo chi intendeva ancora speculare sulla città e sul consumo del suolo, un Piano fondato su dati geologici non sufficienti e con indicazioni completamente errate delle aree da vincolare, cercando come al solito di salvare il salvabile e far finta di niente, ma probabilmente non si riuscirà, nemmeno questa volta, a risolvere niente di concreto e di utile per la città.

Parlare di PSC, sicurezza sismica ed idrogeologica, di mobilità diffusa su tutto il territorio comunale, di eco sostenibilità dei futuri interventi produttivi, ed ancora di interventi di ricucitura dei tanti insediamenti diffusi sul territorio comunale, di azioni di rigenerazione delle tante periferie sparse e di misure stabili e definitive di valorizzazione delle aree a valenza ambientale e culturale, ma soprattutto di sicurezza degli edifici pubblici (in particolare di quelli scolastici, le cui condizioni sono state verificate l’ultima volta quasi 20 anni fa con risultati del tutto sconfortanti), parlare di adottare il PSC quando la città avrebbe bisogno di mettere a posto almeno le tantissime buche nell’asfalto è paradossale, come tutto ciò che succede ultimamente a Lamezia.

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Il voto del 4 marzo ha ormai messo in chiaro che la gente, il popolo, i cittadini, noi tutti ci siamo stancati di chiunque voglia continuare a raggirare le persone girando intorno ai problemi, alla maniera della vecchia politica, e l’adozione del PSC, nei termini in cui è stata posta, sarebbe un’ulteriore fallimento.

Il voto del 4 marzo e la netta vittoria del M5S a Lamezia ed in Calabria dovrà allora sancire la fine del classico gioco politico-clientelare e dovrà contemporaneamente dare il via a processi di crescita condivisi e partecipati, che saranno percorribili solo con l’aiuto dei cittadini onesti, che da oggi hanno la possibilità di contribuire alla ristrutturazione materiale e morale della città, senza interessi privati e personali.

Da oggi tutto ciò non solo è possibile, ma rappresenta il punto di partenza dal quale muovere per costruire una città migliore. Una città normale.