Fondazione Terina: la “doppia palla” di De Vincenti a Lamezia Terme

di Giuseppe D’IPPOLITO. Attivista del Meetup 5 Stelle Lamezia, candidato M5S alla Camera (collegio uninominale Catanzaro-Lamezia)

È del tutto irreale il quadro della Calabria rappresentato ieri, presso la Fondazione Terina di Lamezia Terme, dal ministro per la Coesione, Claudio De Vincenti. Lo sa bene lo stesso ministro e ancora meglio il governatore regionale, Mario Oliverio, che sta amministrando in perfetta continuità con il predecessore, Giuseppe Scopelliti.

Celebrare la – si fa per dire – conquista della Zes a Gioia Tauro e negare i problemi, gravi e irrisolti, della regione significa suicidarsi politicamente. Ma il Pd è abituato all’autolesionismo a oltranza, per cui seguita a narrare fantasie e a perdere la faccia.

In primo luogo la Zes di Gioia Tauro, ancora non definita, ha un ritardo di cinque anni, tre dei quali sotto la comune regia del governo nazionale e regionale, entrambi di centrosinistra.

La vecchia politica insisterà sulle prospettive future della Zes e proietterà scenari di progresso e ripresa economica, come del resto ha già fatto De Vincenti nel suo discorso retorico, che ha nascosto il punto, decisivo, dello stato linea ferroviaria, del favore del palazzo – leggi petroliofilia – per il trasporto su gomma e del dominio criminale, Gratteri docet, del territorio e del Porto gioiese.

A noi non è sfuggito che la parata della coppia De Vincenti-Oliverio si è svolta proprio alla Fondazione Terina, che resta l’emblema dell’incapacità e irresponsabilità politica di un intero sistema di potere, il quale che non ha sigle, bandiere ed eccezioni interne.

Per Terina manca ad oggi un piano industriale e i macchinari, comprati con milioni pubblici, giacciono fermi nell’indifferenza di Oliverio e dei suoi burocrati, malgrado il servizio di Striscia la notizia di qualche settimana fa. Inoltre è (gravemente) inattuata la Legge regionale numero 24/2013, che obbliga al riordino degli enti regionali, tra cui proprio Terina, e a salvaguare i livelli di occupazione. Non solo, è inattuata un’indicazione del già prefetto di Catanzaro, Luisa Latella, che in un recente tavolo prefettizio consigliò con franchezza di alleggerire il personale della Fondazione, ad evitare sicuri disavanzi di gestione.

Restando così le cose, Terina è condannata a essere un carrozzone inutile, il che penalizza i lavoratori e i calabresi. La previsione era di trasferire un pezzo del personale al Corap (Consorzio regionale per lo Sviluppo delle Attività Produttive), istituito nel 2016, e un’altra parte all’azienda regionale Calabria Verde. Di fatto, la giunta Oliverio, il cui vicepresidente è ancora (il candidato alla Camera) Antonio Viscomi, peraltro anche assessore regionale al Bilancio, non ha mai risolto i riassunti problemi, lasciando Terina in un limbo prodotto dalla lunga inerzia della classe politica e da mai chiariti rapporti tra l’Università di Reggio Calabria e la Regione.

Terina dovrebbe servire alla ricerca a servizio del settore agroalimentare calabrese, per cui occorrono una quindicina di dipendenti. Nonostante le promesse, e un tavolo in Regione dell’aprile 2016 cui parteciparono anche gli inascoltati promotori, i deputati 5stelle Dalila Nesci e Paolo Parentela ad oggi non è cambiato nulla: la Regione ha chiuso gli occhi. In quanto alla disoccupazione giovanile in Calabria, tirata in ballo nella passerella di De Vincenti e Oliverio, ricordo che il dato del 58,7% risale al 2016 ed è stato diffuso da Eurostat nell’aprile del 2017. Non c’è un’inversione di tendenza, al contrario di quanto ci propinano i big del Pd e i loro megafoni. Emigrazione, spopolamento, incrostazioni nella pubblica amministrazione, connivenze e clientelismo restano le costanti di una Calabria che soffre, piange e muore ogni giorno.

Per cambiare occorre l’orgoglio collettivo e il coraggio individuale, che noi 5stelle alimentiamo con i fatti e nei fatti. L’obiettivo è l’occupazione, vero strumento di libertà e progetto sociale.

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