Lamezia-Catanzaro: le proposte 5stelle per la sanità

di Giuseppe D’IPPOLITO. Attivista del Meetup 5 Stelle Lamezia, candidato M5S alla Camera (collegio uninominale Catanzaro-Lamezia)

Dai cittadini di Lamezia Terme e Catanzaro mi è giunta la richiesta di parlare di sanità. Sono stato contattato via social e fermato da diverse persone, giustamente preoccupate per il futuro degli ospedali e dei servizi sanitari in generale.

Lasciatemi premettere che il Movimento 5stelle ha, negli ultimi 5anni, dedicato un’attenzione assoluta ai problemi della sanità calabrese, con denunce sistematiche sugli abusi e con proposte di legge, già presentate, per assumere il personale indispensabile, ridurre gli sprechi, migliorare la gestione delle aziende sanitarie, mettere in sicurezza i Punti nascita della Regione, ottenere più soldi dallo Stato e dunque uscire dal commissariamento e dal Piano di rientro.

La deputata Dalila Nesci, capogruppo 5stelle in commissione Sanità, ha visitato quasi tutti gli ospedali pubblici della Calabria, anche quelli di Lamezia Terme e di Catanzaro, segnalando ai governi nazionale e regionale carenze di personale e mezzi, disservizi, il sottoutilizzo di strumenti, la folle dismissione di reparti e la necessità di fondi per aumentare gli organici e investire nella diagnostica e nella specialistica.

Di recente Nesci e il deputato M5s Paolo Parentela sono stati all’ospedale Pugliese-Ciaccio di Catanzaro, dopo averlo difeso da un’integrazione concepita male con il policlinico Mater Domini – al secondo utile a ricevere ancora un illegittimo surplus di finanziamento di 10 milioni annui da parte della Regione – e dopo aver fatto adeguare alle norme la terapia intensiva della Cardiochirurgia universitaria catanzarese, con una battaglia lunga, dura e caratterizzata dalla costante negazione di burocrati e politici di centrodestra e centrosinistra.

In quanto all’ospedale di Lamezia Terme, ci andai con Nesci nel maggio 2015 (e poi innumerevoli volte su invito di medici e infermieri, peraltro manifestando col Meet Up locale in favore del presidio). Allora intervenimmo per la riattivazione della Terapia intensiva neonatale e l’apertura del nuovo Centro unico per le prenotazioni, ad evitare ulteriori ritardi, angoscianti e dannosi.

All’ospedale di Lamezia Terme incontrammo professionalità da valorizzare, chiedendo alla Regione di sostituire in tempi rapidi i medici e gli infermieri pensionati, per un veloce ricambio generazionale e un incremento di tutto il personale, dai primari ai vari operatori, al fine di impedire, come accaduto per la Rianimazione, l’ulteriore perdita di posti letto. Ci soffermammo anche sull’urgenza dei fondi per l’adeguamento strutturale del presidio lametino, scongiurando l’accorpamento tra l’ottimo Centro per la fibrosi cistica e la Pediatria, dettato soltanto dai tagli scriteriati del governo.

Nel Programma Salute del Movimento 5stelle cambia radicalmente il concetto di sanità. È il Servizio sanitario che deve prendersi cura del cittadino – anche con l’impiego delle nuove tecnologie, per le prenotazioni e l’assistenza completa – e non viceversa. Oggi i cittadini sono soltanto obbligati a pagare le tasse, in costante aumento, mentre i servizi sanitari peggiorano a causa del Piano di rientro, che ha consentito caos e violazioni di legge.

In concreto, la nostra proposta forte è: ripartire alle Regioni il Fondo sanitario sulla base del fabbisogno di cure nei territori. Ciò garantirebbe alla Calabria di avere 120-130milioni all’anno in più per la propria sanità, tenuto conto che al momento il disavanzo annuo regionale supera i 90 milioni e non permette, insieme alla spesa per l’emigrazione sanitaria, pari a 300milioni annui, di compiere investimenti e di assumere il personale che occorre. Il bilancio della sanità regionale è di 3,5miliardi per anno, con l’80% che va via per stipendi, consumi e ordinario.

Abbiamo anche previsto il recupero delle somme (2miliardi) dal ’99 non erogate alla Regione, a causa del criterio di ripartizione del Fondo sanitario, basato su un calcolo (quello della popolazione pesata per fasce di età) che non tiene conto dei malati cronici calabresi (nella foto sotto i dati ufficiali del 2013 in rapporto all’Italia, nda) e delle loro sacrosante esigenze.

A proposito di assunzioni, sappiate che c’è una legge nazionale, la numero 161/2014, curiosamente entrata in vigore addirittura il 25 novembre 2015, ma ad oggi inattuata. Essa ha recepito, ma soltanto per evitare sanzioni dall’Ue, la direttiva europea, dell’anno 2003, sui turni e i riposi obbligatori del personale sanitario.

In breve, la riferita direttiva rappresenta l’unico caso in cui l’Europa ci chiede qualcosa di buono: le assunzioni per il rispetto dei turni e i riposi imposti nelle strutture sanitarie.

Bene, il governo trasversale di centrodestra e centrosinistra ha trovato i miliardi per le banche amiche, ma non le risorse per le assunzioni conseguenti alla Legge 161/2014. La notizia, fissatela, vi prego, è che 5stelle – che in parlamento è stata l’unica forza politica a battersi sulla questione specifica – ha invece individuato le coperture finanziarie per assumere il personale che serve.

Due numeri: in Calabria occorrono 1.500 figure professionali per il rispetto della citata normativa e oltre 4.500 per coprire i posti vacanti nelle piante organiche.

Ora capite perché siamo avanti e siamo con voi!

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