Lamezia: scioglimento e lotta alla mafia

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di Domenico FRAGIACOMO*. Potremmo dire “lo avevamo detto” ed in effetti lo avevamo detto pubblicamente per primi, proprio durante il lancio della campagna elettorale del 2015, che questo Consiglio Comunale sarebbe stato sciolto per infiltrazioni mafiose. Era evidente a tutti, o comunque a tutti quelli che sanno ancora distinguere ciò che è legale da ciò che è reale.

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Quotidiano del Sud 11/4/15

Potremmo anche dire che avevamo messo in guardia i cittadini dall’affarismo, dal clientelismo e dall’inciucio politico delle lobbies massomafiose che bussavano alle loro porte. Potremmo dire “ve lo avevamo detto” ed in effetti lo abbiamo fatto chiedendo il voto al Movimento 5Stelle per liberare Lamezia dal malaffare,

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Conferenza stampa lista M5s 10/4/15

ma sappiamo bene che la mafia non si sconfigge con i post, anche se da oggi e per un po’ di settimane i social saranno intasati di commenti e soluzioni.

Anche Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sarebbero d’accordo con noi se fossero ancora vivi. Chi pensa che un post su Facebook possa davvero fare la differenza si illude e suscita vane speranze. Lo stesso vale anche per i tanti comunicati di solidarietà che si susseguono dopo ogni intimidazione o scioglimento, sempre prodighi di cordoglio e privi di proposte e risposte praticabili.

La vera differenza nella lotta alle mafie si concretizza invece nell’agire quotidiano: evitando per esempio di frequentare i locali dei mafiosi, oppure non pagando il pizzo ma denunciando ogni sopruso o vessazione alle forze dell’ordine, abbattendo ogni giorno con gesti tangibili quel muro fatto di omertà che separa il mondo di sopra e quello di sotto.

Tanti atteggiamenti concreti che a Lamezia è molto difficile riscontrare, un po’ per paura ed un po’ per pigrizia mentale. E’ è evidente una certa disabitudine che oramai è diventata normalità, una pessima normalità.Vitello Ciò accade anche perché, come diceva il procuratore Vitello già nel 2011, i modelli di riferimento in città sono tutti borderline, sospesi cioè in una zona di confine tra il legale e l’illegale, ed è davvero difficile dargli torto.

Come si può pretendere, per esempio, che i commercianti e gli imprenditori denuncino le richieste di pizzo ed estorsioni se tanti di loro neanche regolarizzano i propri dipendenti, costringendoli a lavorare in nero, senza tutele e diritti, ed anche quando se ne trova uno in regola alla fine si scopre che in realtà deve restituire parte della busta paga, senza ferie tredicesime festività ecc. . Un po’ come il cavallo di ritorno che praticano tutti con gli zingari quando sparisce un’automobile. Ecco perché non può bastare un post per scardinare quella cultura della rassegnazione che pervade tutto e tutti. Ci vuole di più, molto di più di un post.

Sempre il procuratore Vitello ha dichiarato tempo fa che a Lamezia gli ‘ndranghetisti sono almeno 3mila, e che ci sono famiglie mafiose con almeno 200 consanguinei. Secondo queste stime della Procura vanno aggiunte 10mila persone organiche alla cosiddetta zona grigia: professionisti, amministratori e funzionari pubblici collusi e imprenditori o commercianti prestanome. In poche parole circa il 20% dei residenti a Lamezia vive, direttamente o indirettamente, a braccetto delle cosche, e magari alimenta le loro attività commerciali, imprenditoriali e finanziarie. Ma non solo: quanti locali pubblici, supermercati ed attività commerciali di vario genere in città sono in mano a persone più o meno vicine alle cosche? E come fa il cittadino comune a distinguere il locale giusto da quello sbagliato?

Non se ne leggono mai post su Facebook di questo tenore, anzi la movida lametina, quella che in città viene spacciata per cultura, non si preoccupa affatto di distinguere e selezionare, ma si riversa a frotte senza alcun pudore, tanto siamo tutti amici, compà!

Eppure lo sappiamo tutti che riciclando i propri proventi illeciti in settori produttivi come quello immobiliare, agroalimentare o quello ambientale, con interessi anche su centri scommesse e slot machine, servizi di telecomunicazioni, bar, ristoranti e locali vari la criminalità locale è diventata ormai talmente pervasiva da confondersi e dissimularsi in mezzo a noi in ogni ambiente. Il malaffare si nutre di tutte queste contraddizioni e sono davvero ancora pochi coloro che hanno il coraggio di contrastare fino in fondo un sistema così perverso.

Lo dimostra il fatto stesso che non sono stati sufficienti né il primo scioglimento del Consiglio Comunale del 1991 né quello successivo del 2002 a far sì che si creassero i necessari anticorpi di legalità e trasparenza nel contesto politico ed amministrativo cittadino, e ci siamo ritrovati di nuovo nel 2017 con una nuova Commissione di Accesso mandata a verificare fino a che punto gli acclarati collegamenti con la criminalità organizzata, emersi in particolare dalle ultime inchieste giudiziarie, possono aver compromesso la libera determinazione dell’organo elettivo e il buon andamento dell’amministrazione comunale. Di carne al fuoco ce n’è tanta e molte situazioni poco chiare a cui il Decreto di scioglimento dovrà dare risposta sono già state da noi sufficientemente descritte in un articolo del 7 luglio scorso (vedi Dall’operazione Crisalide (e non solo) gli elementi per lo scioglimento del comune)

Dato che le cose stanno così è chiaro quindi che non possono bastare solo i post sui social network, e le cronache locali degli ultimi vent’anni ci dicono pure che non bastano nemmeno le inchieste giudiziarie, gli scioglimenti coatti e le continue retate. I clan vengono decimati e si ricreano, ciclicamente e sempre più spregiudicati; ad ogni occasione c’è qualcuno pronto a prendere le redini della famiglia ed a portare avanti Gratterigli affari sporchi, infiltrandosi nel tessuto sano tramite una ramificata rete di connivenze. Lo Stato, ha detto di recente il procuratore capo della Dda di Catanzaro, Nicola Gratteri, sta facendo la sua parte, ma non basta ed ora tocca anche ai cittadini ed a tutti gli attori sociali di Lamezia. Ora non ci sono più alibi né posizioni di comodo su cui attestarsi.

*Attivista del Meetup 5 Stelle Lamezia

 

 

 
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