La ZES Area Centrale non l’ha voluta Oliverio, ma servirebbe allo sviluppo?

di Luca TRUZZOLILLO*. Stiamo leggendo sempre più di frequente dell’introduzione di particolari zone economiche speciali, dette ZES, di accordi tra i sindaci, di pressioni alla Regione e soprattutto di centinaia di milioni di €uro in gioco, e la cosa non può passare inosservata.

Il D.L. 91/2017,  Decreto Sud, è stato definitivamente convertito in legge il 1° agosto 2017 resto-al-sud-finanziamenti-imprenditori-mezzogiornoed introduce, al fine di favorire la crescita economica nelle aree del Mezzogiorno due misure principali:  la misura denominata Resto al Sud per l’imprenditoria giovanile,  il nuovo concetto di Zona economica speciale, o ZES.

Le principali caratteristiche  e condizioni di una ZES sono: 1) deve essere istituita in una zona geografica chiaramente delimitata e identificata; 2) può essere composta anche da aree territoriali non direttamente adiacenti, purché abbiano un nesso economico funzionate; 3) deve comprendere un’area portuale, collegata alla rete trans-europea dei trasporti (TEN- T);  4) le imprese devono mantenere le attività nella ZES per almeno cinque anni successivi al completamento dell’investimento oggetto delle agevolazioni, pena la revoca dei benefici concessi e goduti, e non devono essere in liquidazione o in fase di  scioglimento.

I benefici previsti comprendono agevolazioni fiscali e semplificazioni degli adempimenti, sia  per le nuove imprese che per quelle già esistenti nella ZES e prevede l’applicazione,  in relazione agli investimenti effettuati nella ZES, del  credito d’imposta. A questo fine sono già stanziati più di 200 milioni di euro, da utilizzare  tra il9 2018 e il 2020: il pacchetto porta con sé una dote di 206,45 milioni di euro oltre a un iter burocratico decisamente semplificato e al libero accesso alle infrastrutture esistenti sul territorio. Il decreto Sud prevede di creare almeno cinque ZES: in Calabria, Campania, Sicilia, Basilicata e Puglia, ed ogni regione formula la proposta di istituzione della ZES, indicando le caratteristiche dell’area identificata.  In Calabria si parla principalmente dell’area di Gioia Tauro dal 31 maggio 2013 fino al mese di agosto 2015 quando con una Proposta di provvedimento amministrativo (n. 46/10^), di iniziativa della Giunta regionale, si ribadiva la scelta del Consiglio Regionale di istituire le ZES in Calabria, esclusivamente nel territorio di Gioia Tauro.

Parte quindi la guerra delle Zes in Calabria, dal 1° agosto 2017, per il riconoscimento dell’ulteriore territorio da comprendere all’interno della ZES, previsto per legge, oltre all’area della Piana di Gioia Tauro. A chiedere di rientrare nel regime previsto dalla ZES è l’area Vasta compresa tra Catanzaro e Lamezia Terme, comprendendo anche Crotone, Vibo, tutti i comuni della Locride, e sembrerebbe anche l’area di Corigliano e Sibari. Essendo l’amministrazione regionale a dover proporre la nuova area di elezione della ZES al governo non si può non mettere in evidenza come l’attuale Governatore sarà di fatto l’arbitro politico di una delle partite più importanti che si stanno giocando negli ultimi anni in Calabria. E infatti si susseguono incontri e riunioni, in Calabria e a Roma, per promuovere l’istituzione di una seconda Zes in questa o quella zona della Calabria, Collegamenti stradali calabriasostenendo che il rischio di perdere un’occasione incredibile di sviluppo è alta. E sostenendo persino che l’area interessata – parliamo nello specifico del territorio compreso tra Gioia e Crotone – è ben collegata da una rete stradale che consente rapidi spostamenti tra le coste jonica e tirrenica, raccordandosi direttamente con l’autostrada Salerno – Reggio Calabria, con la linea principale di Trenitalia e quindi con i grandi “corridoi” europei. La realtà purtroppo è ben diversa ma i rappresentanti delle istituzioni non si risparmiano con le richieste di elemosina e la seconda ZES diventa garanzia di “ricadute positive in termini di crescita economica”, a tal punto che durante un incontro a Roma con il sottosegretario Gentile è emersa la convinzione che nemmeno due ZES in Calabria siano sufficienti e che i problemi regionali si debbano risolvere estendendo a tutto il territorio regionale i benefici previsti dalle ZES!!! Naturalmente senza tenere presente che non tutti i territori possiedono gli strumenti minimi di gestione del territorio come i PSC. La politica comunque deve fare il suo corso e tra le aperture e le chiusure del Governatore, che vuole essere d’accordo con tutti, compare un dettaglio non indifferente, che per poter istituire un’altra ZES in Calabria, potrebbe addirittura essere necessaria una modifica della legge in questione. Tempi lunghi quindi. Tempi lunghi comunque.

Certamente si possono costruire economicamente e fiscalmente piccoli universi perfetti, ma senza invertire l’ordine delle cose, senza una regia dello sviluppo reale, tutto andrà come al solito, tutto resterà fermo, nessuno verrà a investire in Calabria e quei fondi saranno persi anche loro. Il solo fatto che i Sindaci, che oggi intendono estendere gli effetti delle ZES anche ad altre circoscrizioni Comunali oltre quella di Gioia Tauro, arrivano alla discussione almeno con 2 anni di ritardo, fornisce importanti indicazioni su quale potrebbe essere il destino di questa fruttuosa operazione, come detto prima laoliverio-porto-gioia-tauro regione ha approvato il suo progetto di ZES, già a fine 2015 e da allora nessuno ha prodotto alcuna azione mirata a generare almeno un emendamento all’impianto costitutivo che coinvolgesse altre aree calabresi. E’ solo oggi, che con forza e urgenza, i soggetti più interessati chiedono quella pioggia di soldi (destinati all’iniziativa privata) anche per i loro territori. Senza però aver mai posto in essere alcuna base concreta affinché si generasse la giusta predisposizione, da parte della Regione, per l’uno o per l’altro territorio, non sulle parole, ma sulla base di azioni concrete (e già concretizzate) mirate a gestire movimento di merci e quindi favorire il commercio. Per fare un esempio potremmo dire che i collegamenti tra Gioia Tauro (località designata per ottenere la ZES) e Crotone avrebbero dovuto essere più che mai efficienti per rispettare il requisito di nesso economico e funzionale, che quello del requisito economico e funzionale, per pensare di ottenere l’assegnazione della ZES. Lo suggerisce la logica che le aree interessate, anche se non adiacenti, devono poter comunicare agevolmente e anche velocemente. E anche in maniera ecologica, quindi limitando il trasporto su gomma, garantendo gli scambi con apposite piattaforme intermedie e locali di scambio e realizzando quindi di fatto un asse Crotone-Gioia con tutto quello che ne deriva. Altro che area ben collegata da una rete stradale…” Oggi è tardi per garantire che Gioia Tauro e Crotone, con tutto quello che ci sta in mezzo, possano valorizzare i due porti, quello internazionale e quello nazionale, che non ci pare sia in buone condizioni, e quindi avviare fruttuosamente un’area ZES. E’ tardi Trasporto-intermodalesemplicemente perché fino ad oggi non è stato fatto nulla. Solo promuovendo la mobilità, i collegamenti rapidi e le piattaforme intermodali di scambio, probabilmente si riuscirà a sfruttare al meglio, in tutta la Calabria, la presenza dell’area ZES di Gioia Tauro e a godere di costi delle merci più bassi e di conseguenza incentivare l’imprenditoria, già di per se agevolata come in tutte le regioni svantaggiate d’Italia. Per non rimanere immobili, come di fatto appariamo, come di fatto siamo, un piano strategico dei servizi alla ZES sarebbe dovuto essere il tema da affrontare e teorizzare concretamente e per tempo, in modo tale, da presentarsi pronti al momento di chiedere incentivi e defiscalizzazioni e comunque per garantire all’intero territorio Regionale, o almeno alle aree che oggi chiedono di poter rientrare nel programma delle ZES, di usufruire dei vantaggi che le ZES producono anche non facendone parte.

Bisogna pensare che 10 anni fa furono introdotte le ZONE FRANCHE URBANE (ZFU), un po’ di mesi prima delle elezioni nazionali. Adesso, si lanciano le ZONE ECONOMICHE SPECIALI (ZES) e le regioni ammissibili per le ZES sono Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia… Un buon serbatoio di voti e le ZES un buon minestrone di vantaggi zona-franca-urbanafiscali e semplificazioni normative, con le quali si immagina sostanzialmente di comprare gli imprenditori e la possibilità di fargli scegliere la Calabria come territorio in cui investire, quando invece l’ambiente imprenditoriale calabrese ha  una pessima qualità della vita ed è circondata dal malaffare. I governi nazionali ed europei hanno puntato su questo strumento per l’area portuale di Gioia Tauro, e sul possibile uso a fini di crescita collettiva attraverso investimenti produttivi legati alle risorse del territorio, e per lo sviluppo del territorio, ma pensare di creare, ora, più ZES in Calabria, in aree senza i requisiti richiesti, sembra un tema privo di idee, perché si chiede e non si offre nulla, e, in particolar modo che trascura l’effetto che avranno gli incentivi previsti dalla ZES, in relazione a quelli già esistenti. Dato che la ZES eroga credito d’imposta e che tale misura è già attiva per gli investimenti di piccola dimensione ovunque questi vengano realizzati (Calabria area svantaggiata), e che in Calabria se ne fa basso uso, allora non è chiaro perché lo stesso sgravio fiscale invece, in un’area ZES, verrebbe utilizzato e soprattutto perché viene preteso così tenacemente. Le ZES, in quest’ottica, vanno valutate anche alla luce delle passate ZFU, considerarne gli effetti in termini operativi in Calabria, e di conseguenza valutare l’importanza di tali “nuove” misure.

Le ZFU Calabria erano previste nel POR CALABRIA FSE 2007/2013 ASSE II, e furono definitivamente istituite con decreto direttoriale il 13 gennaio 2014. Dal 1° Rapporto del MISE  luglio 2015 (Zone_Franche_Urbane-Rapporto_2015) è emerso che su scala nazionale, le imprese beneficiarie sono state 24mila ma quelle che hanno fruito delle agevolazioni solo 15mila (poco più del 60%), che a fronte di 605 milioni di euro di agevolazioni concesse sono state fruite agevolazioni solo per 117 milioni e rappresentano solo circa il 20% in media del totale di quelle concesse – 17,2% Reggio Calabria. Il Rapporto non fornisce però spiegazioni su tale contenuta fruizione di agevolazioni già concesse. La Calabria è stata l’unica regione a non aver istituito riserve di scopo, ed è la regione che ha registrato il minor importo complessivamente concesso: il dato deriva dal fatto che, al contrario delle altre regioni, è stata registrata la partecipazione più bassa da parte delle imprese. Si denota una vasta eterogeneità di settori di attività.

Dai dati contenuti nel Rapporto, è possibile rilevare alcune criticità su questa prima esperienza di ZFU: a) la prima è legata ai profili attuativi. E’ stato complicato, infatti, individuare e perimetrare i territori “target”. La perimetrazione delle ZFU – proposte da Comuni e Regioni – ha determinato, in alcuni casi, incertezze in merito all’appartenenza, o meno, delle imprese istanti, alle singole ZFU. b) Le ZFU sono state concepite per contrastare fenomeni di esclusione sociale in zone caratterizzate da degrado urbano e sociale. Ma, sembrerebbe che la misura sia stata utilizzata per fronteggiare emergenze di natura sociale ed economica assumendo la forma di strumento di defiscalizzazione delle micro e piccole imprese del Mezzogiorno, modificando parzialmente la natura stessa dello strumento. c) La criticità più evidente, analizzando le tabelle che riportano il dettaglio regionale delle misure per relativa ZFU, è quella legata al livello di fruizione delle agevolazioni concesso: oltre il 30% delle imprese, non ha usufruito, nemmeno parzialmente, delle agevolazioni. Il dettaglio regionale della percentuale di fruizione è, in questo senso, significativo: a L’Aquila è pari al 32,2%; a Carbonia-Iglesias al 14,9%; in Calabria 19,2%; in Campania 17,7%; in Puglia 22,7%; in Sicilia 16,2%. Come detto, non è possibile rintracciare una specifica causa per tale tendenza.

Le nostre considerazioni. Sulla base dei dati forniti dal MISE e sulla base delle precedenti considerazioni vogliamo specificare che in Calabria, a differenza della Polonia (dove sono state “inventate” le ZES), e a differenza di quanto sostengono i Sindaci dell’area centrale della Calabria, ci sono aree molto eterogenee tra di loro, le infrastrutture sono carenti e manca una efficiente rete di trasporto. Si tratta di aree produttivamente molto diverse che si sviluppano in un territorio economicamente fragile dove per esempio il retroporto risulta vuoto dal punto di vista industriale. Ma soprattutto, visto il tema del quale si tratta, è un territorio poco sensibile agli incentivi fiscali del tipo proposto. Da qui l’impressione immediata è che si vogliano istituire le ZES sostanzialmente per intercettare i soliti aiuti di Stato, nella misura più ampia possibile, addirittura per tutta la Regione, ed è quindi legittimo chiedersi a chi è destinata effettivamente la ZES a Gioia Tauro (per la cui approvazione definitiva l’ultima parola spetta comunque alla Commissione Europea), e soprattutto quale specializzazione produttiva questa dovrà avere. La risposta più logica potrebbe essere l’industria agro-alimentare, data la naturale inclinazione calabra, ma questa vocazione viene paradossalmente offuscata da scelte radicalmente diverse della politica regionale, che nella stessa area ha previsto il Polo Tecnologico di Gioia Tauro”, che rifiuticomprenderebbe un impianto di smaltimento e trattamento di rifiuti industriali e speciali, il raddoppio del termovalorizzatore, la realizzazione di una piattaforma “Waste-to-Energy (WTE)” per la produzione di energia dal trattamento della frazione organica dei rifiuti, il progetto di un impianto di rigassificazione. Magari è proprio questa la volontà, che si leva da tutta la Calabria, quella di realizzare una ZES dei rifiuti. Niente di nuovo quindi, solo campagna elettorale, le ZES sembrano istituite per favorire capitali privati, poco sfruttati in passato, senza concentrare l’attenzione alle condizioni al contorno su cui si fonda l’ambiente imprenditoriale in Calabria. Ciò che rende quindi speciali queste zone resta e resterà esclusivamente l’ambiente imprenditoriale in senso stretto che da un lato viene sicuramente favorito ma che per essere valorizzato veramente dovrebbe essere calato in un contesto infrastrutturale efficiente e in grado di ridurre i costi di transizione, per tutta l’economia calabrese. Nonagevolazioni fiscali stupisce quindi se i casi di fallimento delle Zfu (le cugine delle ZES) siano moltissimi: si propongono solo incentivi fiscali senza migliorare il contesto. Su queste basi si continuerà quindi a scegliere un’area dove investire perché risulta privilegiata dal punto di vista fiscale, e non per un obiettivo da raggiungere, aggirando cioè l’ostacolo. Tali zone, quindi, non solo non risolvono i problemi sociali e culturali del meridione ma servono solamente a far girare le merci delle multinazionali e sostenerle nell’evasione fiscale.

Se l’obiettivo è favorire l’occupazione e il conseguente sviluppo bisogna cominciare seriamente ad investire nelle ricchezze naturali e culturali della nostra Terra, preservandole  e programmando seriamente piani di conservazione e recupero. Se l’obiettivo è favorire l’occupazione e il conseguente sviluppo, i dati dicono chiaramente che la strada giusta è quella della tipicità e della particolarità dei Territori e non della competitività e della fanta-crescita, tipica della propaganda politica, dopata da siringhe di denaro pubblico nelle tasche di pochi, capace solo di esporre il Territorio a nuove opportunità per la criminalità organizzata.

*Attivista del Meetup 5 Stelle Lamezia

 

 

 
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Per approfondimenti:

https://www.fiscoetasse.com/rassegna-stampa/23621-zes-zone-economiche-speciali-di-cosa-si-tratta-.html

http://www.calabriasuap.it/marketing/area-zes/prospettive-future-zes

http://www.lametino.it/Ultime/zes-nell-area-catanzaro-lamezia-crotone-la-richiesta-ufficiale-dei-sindaci-alla-regione.html

http://www.catanzaroinforma.it/notizia104817/Incontro-romano-sulla-Zes-Calabria-centrale-moderata-soddisfazione.html#.WeN2W2i0PDc

http://peopleconomy.it/?p=3118

 http://www.opencalabria.com/opencalabria-futuro-del-porto-gioa-tauro/