EX DISCARICA BAGNI, DI MANCATA BONIFICA SI MUORE. PER NON DIMENTICARE

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Il 15 luglio 2015, dando attuazione a quanto promesso dalla lista 5 Stelle durante la campagna elettorale, presentavamo esposto (testo a seguire) alla Procura della Repubblica di Lamezia Terme, per la mancata bonifica del sito di via S.Bruno, ex discarica Bagni, nonostante gli insulti del solito consigliere di pseudo opposizione, Rosario Piccioni, rosario-piccioni3che difendeva l’inerzia della precedente amministrazione di cui era stato assessore (Piccioni:sulla discarica di Bagni dal M5S solo toni allarmistici ; Piccioni: sulla discarica di Bagni nessuna prova scientifica ).

Sono trascorsi esattamente due anni e ancora non abbiamo notizie dal palazzo di giustizia. Intanto proprio ieri (come ogni anno) la discarica andava a fuoco Incendio Bagni (per i fumi nocivi, non esistono solo i rom!) e la spazzatura ancora non inertizzata, liberava diossine nell’aria.

Nelle prime ore del 15 luglio dello scorso anno, gli attivisti del nostro Meetup hanno voluto richiamare con degli striscioni l’attenzione dei cittadini che transitano per via San Bruno sui danni ambientali che sta producendo la mancata bonifica della ex discarica di località Bagni di Lamezia Terme. Gli striscioni infissi sull’argine del fiume Bagni, che funge anche da confine per l’ex discarica, ricordano le sostanze inquinanti esistenti nel sito e i riflessi sulla mancata balneabilità del mare del fiume.

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Allegata alla proposta di nuovo PSC, nella Valutazione Ambientale Strategica sul sito, lo stesso è qualificato ad alta pericolosità e come ancora biologicamente attivo con produzione di biogas. Nessuno, quindi, può dire di non sapere !

Di mancata bonifica si muore: uno studio dell’ASP di Catanzaro (vedi pp.8-20-222 Studio epidemiologico dello stato di salute di residenti nella provincia di Catanzaro in relazione all’inquinamento ambientale: mortalità, incidenza oncologica e ricoveri ospedalieri, recentemente confermato in una pubblicazione dell’Istituto Superiore della Sanità, diffusa a giugno 2016 (vedi pp.56-98-99-101-102-106-107 Istituto Superiore Sanità – Studio epidemiologico dei siti contaminati della Calabria) riferisce, a proposito dello stato di salute dei residenti in prossimità dell’area Sambiase/S.Eufemia e dei fruitori del mare all’altezza dello sbocco del fiume Bagni: «Ben 532 casi di tumore in soli due anni (2006-2007), con un eccesso nel genere maschile di Tumori alla Prostata e di Leucemia Mieloide Cronica … Vanno in questo quadro segnalati gli eccessi di mortalità per tumore del pancreas nelle donne, per linfomi non Hodgkin negli uomini, gli eccessi di ricovero in entrambi i generi per tumori dell’apparato linfoemopoietico e leucemie e per tumori del pancreas e della laringe fra gli uomini. Vanno infine segnalati alcuni dati relativi a patologie non oncologiche (malformazioni congenite, malattie ischemiche, epatichecroniche e respiratorie acute) che possono essere associate alla residenza in prossimità di siti di smaltimento di rifiuti pericolosi».

Nello stesso studio dell’Istituto Superiore di Sanità, si riferisce di inquinamento da arsenico, idrocarburi, solfati, ferro, manganese, piombo.

Ma oltre i gravissimi danni, anche la beffa: la Corte di Giustizia europea, in data 3 dicembre 2014, ha condannato l’Italia (causa c-193/13) al pagamento di una somma forfettaria di EUR 40 milioni e di una penalità di EUR 42.800.000 per ogni semestre di ritardo, a causa della mancata bonifica delle discariche. Ma la discarica di Bagni, pur rilevata nei documenti regionali e in quelli comunali, non è stata censita dall’UE e rischia di non veder mai alcuna bonifica, almeno in tempi celeri, né da parte della Regione, tanto meno, in via sostitutiva, dal Comune Comunicato delibera giunta 18 ottobre 2012  su discarica Bagni mai attuata.

Intanto la gente si ammala, muore, le falde acquifere si avvelenano, il mare si inquina.

IL TESTO DEL NOSTRO ESPOSTO IN PROCURA DEL 15 LUGLIO 2015

All’Ill.mo Sig. Procuratore della Repubblica di Lamezia Terme
ESPOSTO
i sottoscritti (…)
ESPONGONO QUANTO SEGUE
Si premette:
1) in località Bagni del comune di Lamezia Terme, lungo il rettifilo che collega il bivio per Caronte e l’incrocio per S.Eufemia, è allocata la vecchia discarica di rifiuti urbani della città di Lamezia, aperta nel 1970 e chiusa nel 1995.
2) Nel 2006, entrava in vigore il decreto legislativo 3 aprile 2006 n.152 (cd. TU Codice dell’Ambiente) che dedica la sua parte quarta, a partire dall’art.177, alla gestione dei rifiuti e alla bonifica dei siti inquinati, anche in attuazione delle direttive comunitarie in materia.
3) Nel 2007, con ordinanza n.6294 del 30 ottobre 2007, del Commissario Delegato per l’Emergenza Ambientale nel Territorio della Regione Calabria (pubblicata nel S.O. n.2 al B.U. della Regione Calabria n.20 del 31 ottobre 2007), veniva pubblicato il Piano Regionale dei Rifiuti. In tale atto, a partire dal cap.10, veniva inserito il Piano delle Bonifiche [delle discariche abbandonate] e, in più punti, veniva citata la discarica di Lamezia Terme località Bagni, con ogni specifica relativa alle sue caratteristiche compresi i fattori di rischio (attraverso un’apposita indicizzazione). In particolare, a pag.29946 del BURC veniva riportata la seguente tabella:
Prov.
Comune
Località
Pop.ne
AREA
Volume
Tipologia Rifiuto
Permeabilità
Distanza centro abitato
Distanza Corsi d’acqua
Vincoli
Morfologia Sito
CZ
Lamezia Terme
Bagni
71694
180000
810000
Inerti e materiali da demolizione + RSU + materiali ingombr. + carcasse auto + elettrodomestici
medio-alta
1500
0
idrogeologico
Zona valliva
I dati riportati apparivano, e appaiono, assai preoccupanti: l’estensione (810.000 m3) circa 20 ettari, pari quasi a 40 campi di calcio; la tipologia dei rifiuti contenente rifiuti classificati come pericolosi; la permeabilità del terreno medio-alta, con contaminazione, quindi, delle falde acquifere; la vicinanza al centro abitato; la contiguità ai corsi d’acqua (fiume Bagni) a distanza zero, cioè la discarica viene rilevata come nell’alveo del fiume; il vincolo idrogeologico. Infatti, la discarica di loc.Bagni, viene classificata dal Commissario Delegato per l’Emergenza Ambientale, come il sito a più alto rischio ambientale nella provincia di Catanzaro e la terza in tutta la Calabria (si veda a pag.30021, 30050 e 30065  del BURC).
4) In data 14 dicembre 2012, il Comune di Lamezia Terme, pubblicava la Valutazione Ambientale Strategica – Rapporto Ambientale per il nuovo Piano Strutturale Comunale PSC. Alla pag. 68, nel paragrafo dedicato alla Bonifica dei siti contaminati, veniva scritto: “La Regione Calabria ha inserito nel Piano di Gestione dei Rifiuti (Ordinanza n. 6294 del 30 ottobre 2007) anche il piano delle bonifiche di 40 siti definiti ad alto rischio per i quali è stata avviata la procedura di caratterizzazione e bonifica nel 2008. Uno dei 40 siti citati è situato nel territorio comunale di Lamezia Terme. Trattasi di una discarica di rifiuti urbani in località Bagni situata a circa 3 km di distanza in linea d’aria dal centro abitato di Sambiase su di un’area pianeggiante, a 50 m dall’argine sinistro del fiume Bagni. Il processo di risanamento avviato con il piano di caratterizzazione (completato nel 2008) mira, in conformità alle indicazioni del Piano a “ristabilire un livello di qualità ambientale adeguato e consentire il recupero dell’area, anche dal punto di vista naturalistico e paesaggistico,ripristinando e/o tutelando la qualità dei suoli, potenzialmente contaminati dai processi degradativi, instauratisi durante gli anni d’esercizio della discarica.”
Veniva riportata praticamente la stessa tabella pubblicata dal Commissario Delegato (con delle particolari difformità, di cui si dirà dopo)
Prov.
Comune
Località
Pop.ne
AREA
Volume
Tipologia Rifiuto
Permeabilità
Distanza centro abitato (m)
Distanza Corsi d’acqua (m)
Vincoli
Morfologia Sito
CZ
Lamezia Terme
Bagni
71694
180000
810000
Inerti e materiali da demolizione + RSU + materiali ingombr. + carcasse auto + elettrodomestici
medio-alta
1500
700
idrogeologico
Zona valliva
e si soggiungeva, di seguito: Il Rapporto di caratterizzazione della discarica “Bagni” conferma quanto già emerso dai precedenti esami svolti sull’area di riferimento, ovvero che le potenziali fonti di contaminazione sono localizzate, in prevalenza, dove è ubicato l’ammasso di rifiuti solidi urbani. Dal punto di vista degli inquinanti presenti nel suolo, le risultanze analitiche evidenziano una contaminazione da molteplici parametri, con superamenti dei valori di soglia prefissati dalla normativa vigente (D.Lgs. n. 152/2006 e ss.mm.ii.) soprattutto nello strato intermedio e profondo. I principali inquinanti presenti in quantità rilevanti sono: arsenico, stagno e idrocarburi C>12, per i quali le analisi hanno rilevato superamenti in molti di punti dell’area esaminata. In rapporto agli elevati valori riscontrati il rapporto ipotizza, per quanto concerne l’arsenico, “che una presenza così significativa […] oltre a fenomeni di contaminazione chiaramente legati all’esistenza dell’ammasso di rifiuti all’interno del sito, possa avere anche un’origine di tipo naturale, essendo il sito di Lamezia un deposito alluvionale ed essendo vicino ad una zona termale, posta immediatamente a monte del sito.” Invece, con riferimento alle quantità rilevanti di idrocarburi pesanti, è stato ipotizzato “che, oltre all’abbandono, all’interno del sito, di contenitori di oli e gasolio, di origine abusiva, possano essere intervenuti fattori legati a fenomeni di combustione accaduti nel sito, probabilmente anteriori all’apertura della discarica di RSU.” La presenza di tali fattori inquinanti in quantità rilevanti hanno evidenziato, in sede di analisi di rischio, la non accettabilità dello stesso e la conseguente necessità di avviare la bonifica del sito. Le acque di falda, nell’area in esame, presentano superamenti nei valori di ferro e manganese, probabilmente riconducibili alle caratteristiche idrogeochimiche del territorio, peraltro proprie di ampie zone del territorio calabrese. Dal rapporto emerge in ogni caso anche la significativa presenza di piombo e solfati. Infine, la massa di RSU presente in discarica è risultata essere ancora “biologicamente attiva, con una discreta quantità di biogas ancora residente all’interno del sito”. Con ogni probabilità, i rifiuti “sono ancora in fase degradativa e non mostrano un significativo grado di mineralizzazione.” CRITICITÀ AMBIENTALI RILEVATE, · Lieve riduzione nella percentuale di Raccolta differenziata. · Aumento della quantità di rifiuti smaltiti in discarica a discapito di quelli conferiti presso un impianto di trattamento. · Presenza di aree contaminate in ambito urbano.”
Tale secondo documento, di fonte comunale, introduce ancora più perplessità rispetto al primo, di fonte commissariale. Andando per ordine, si scopre:
  1. che l’Amministrazione comunale è a conoscenza del fatto che, nel 2008, è stata avviata la procedura di caratterizzazione dei rifiuti, senza procedere alla relativa bonifica;
  2. che il sito viene stranamente descritto come a 3Km dal centro abitato, mentre nella tabella riportata poche righe sotto (così come in quella del Commissario Delegato) la distanza dal centro abitato viene indicata a metri 1.500;
  3. che il sito viene, sempre stranamente, descritto a 50 m dall’argine sinistro del fiume Bagni, mentre nella tabella riportata poche righe sotto la distanza viene elevata a metri 700, mentre ancora, nella tabella del Commissario Delegato era descritta a zero metri dal fiume, cioè esattamente nell’argine, (la discarica si è spostata, per il Comune?);
  4. che le risultanze analitiche evidenziano una contaminazione da molteplici parametri, con superamenti dei valori di soglia prefissati dalla normativa vigente;
  5. che i principali inquinanti presenti in quantità rilevanti sono: arsenico, stagno e idrocarburi C>12;
  6. che per quanto concerne una presenza così significativa d’arsenico, essa possa avere anche un’origine di tipo naturale, essendo il sito di Lamezia vicino ad una zona termale, (le acque termali sono contaminate da arsenico?);
  7. che le acque di falda presentano superamenti nei valori di ferro e manganese, con la significativa presenza di piombo e solfati;
  8. che la discarica è risultata essere ancora biologicamente attiva, con una discreta quantità di biogas ancora residente all’interno del sito e i rifiuti sono ancora in fase degradativa e non mostrano un significativo grado di mineralizzazione.
5) In questa situazione, nota all’Amministrazione comunale dal 2007 o –almeno- dal 2012, appariva necessario procedere con assoluta urgenza alla bonifica della discarica dismessa che continua a produrre biogas, percolato disperso nel terreno, inquinamento delle falde acquifere (a valle della discarica vi sono colture in atto). Ricordiamo a noi stessi che l’art.250 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 recita “Qualora i soggetti responsabili della contaminazione non provvedano direttamente agli adempimenti disposti dal presente titolo ovvero non siano individuabili e non provvedano né il proprietario del sito né altri soggetti interessati, le procedure e gli interventi di cui all’articolo 242 sono realizzati d’ufficio dal comune territorialmente competente e, ove questo non provveda, dalla regione, secondo l’ordine di priorità fissati dal piano regionale per la bonifica delle aree inquinate, avvalendosi anche di altri soggetti pubblici o privati, individuati ad esito di apposite procedure ad evidenza pubblica. Al fine di anticipare le somme per i predetti interventi le regioni possono istituire appositi fondi nell’ambito delle proprie disponibilità di bilancio.” Ma nessuno degli enti preposti si è ancora attivato, lasciando permanere la situazione di alto rischio per la popolazione residente.
6) Sulla scorta di tale informazioni pubbliche, in occasione della campagna elettorale dello scorso mese di maggio, alcuni degli esponenti decidevano di fare un sopralluogo sul sito in oggetto e rilevavano quanto segue (documentandolo con le foto allegate):
  1. lo stesso è facilmente accessibile da chiunque: all’altezza di un vecchio ingresso degli automezzi esiste una sbarra parzialmente divelta con una rete già parzialmente rimossa e nessun cartello di DIVIETO D’ACCESSO, PERICOLO, e simili; intorno al sito, dal lato strada, vi è praticamente libertà d’accesso con una vecchia recinzione in più punti divelta e/o inesistente e nessun cartello d’avviso, dal lato fiume non c’è alcuna recinzione e il sito è facilmente raggiungibile a piedi e nessun cartello d’avviso;
  2. la stratificazione dei rifiuti è, in più punti, allo scoperto e i rifiuti sono ormai a vista; non esistendo alcuna copertura di protezione, è facile prevedere che, ad una semplice pioggia, il materiale inquinante si riversa nelle falde acquifere e nel vicino fiume Bagni finendo da lì direttamente a mare; ciò anche perché i vecchi scoli del percolato non sono canalizzati e sono all’aperto;
  3. ci sono evidenti tracce di un utilizzo recente e presumibilmente abusivo della discarica visto che vi sono ammassati rifiuti (bottiglie e altro) negli strati superficiali non sotterrati;
  4. anziché tracce di una (almeno) tentata bonifica, è stata rinvenuta, proprio nel sito inquinato e sottoposto a vincolo idrogeologico a ridosso del fiume, una vasca di raccolta di rifiuti di buone dimensioni, che da un vecchio cartello si è appreso essere un “Sito di stoccaggio temporaneo per rifiuti solidi urbani disposti con ordinanza sindacale n.294 del 28/12/12 eseguito dalla Lamezia Multiserizi spa” ; nel cartello sono indicati gli estremi dei progettisti e direttori dei lavori; tale nuovo sito, apparentemente vuoto, sembra essere stato realizzato tra il gennaio e il febbraio 2013.
7) Tale situazione, in particolare la pericolosità acclarata del sito, l’inquinamento delle falde acquifere, il possibile inquinamento delle acque termali, lo sversamento del percolato e dei rifiuti solidi (pericolosi) a mare, le circostanze della mancata bonifica e della realizzazione di una nuova discarica, sono state pubblicamente denunciate durante la campagna elettorale e, a seguito di tanto, è seguita una replica da parte dell’amministrazione comunale con una nota scritta che così si chiudeva: “Allo stato delle informazioni in possesso dell’Amministrazione, quindi, non ci sono rischi immediati né situazioni d’urgenza rispetto al sito di Bagni che, ricordiamo, è chiuso da oltre vent’anni”. Così dimenticando, l’Amministrazione, sia l’ordinanza del Commissario Delegato che la propria Valutazione Ambientale Strategica sul sito, qualificato ad alta pericolosità e ancora biologicamente attivo con produzione di biogas (si veda supra).
8) Recentemente, l’ASP di Catanzaro ha pubblicato uno “Studio epidemiologico dello   stato di salute di residenti nella provincia di Catanzaro in relazione all’inquinamento ambientale: mortalità, incidenza oncologica e ricoveri ospedalieri”  nel quale si analizza, a pag.8 la situazione di Lamezia, legata alla discarica Bagni e si registrano, a pag. 20,   ben 532 casi di tumore in soli due anni (2006-2007), con un eccesso nel genere maschile di Tumori alla Prostata e di Leucemia Mieloide Cronica e si conclude a pag.22-23,   “Per quanto riguarda il sito di Lamezia Terme, i dati di incidenza dei tumori non mostrano eccessi rispetto alla popolazione di riferimento per patologie di interesse eziologico a priori. Questo dato in prima battuta suggerisce che il sito ad alto rischio ambientale non abbia avuto impatto sanitario misurabile per quanto attiene l’incidenza dei tumori. Le analisi di mortalità e morbosità, pur basate su dati meno vicini al “gold standard” rispetto ai dati di incidenza, coprono una finestra temporale più ampia e sotto questo profilo possono avere una sensibilità maggiore. Vanno in questo quadro segnalati gli eccessi di mortalità per tumore del pancreas nelle donne, per linfomi non Hodgkin negli uomini, gli eccessi di ricovero in entrambi i generi per tumori dell’apparato linfoemopoietico e leucemie e per tumori del pancreas e della laringe fra gli uomini. Vanno infine segnalati alcuni dati relativi a patologie non oncologiche (malformazioni congenite, malattie ischemiche, epatichecroniche e respiratorie acute) che possono essere associate alla residenza in prossimità di siti di smaltimento di rifiuti pericolosi, ma non sono oggetto dell’attività di rilevazione specifica dei Registri Tumori. Alla luce di queste osservazioni, e considerando che i sistemi informativi relativi a mortalità e ricoveri hanno una popolazione di riferimento regionale, che il sistema dei Registri Tumori per ovvi motivi non può avere, e viene utilizzato quindi il pool dei Registri dell’Italia Meridionale, si suggerisce di dare peso anche ai dati derivanti dalle analisi di mortalità e ricoveri, e consolidare un’attività permanente di sorveglianza epidemiologica basata sui tre sistemi informativi.”
9) L’on. Paolo Parentela, del M5S, inoltre, in data 8/6/15, su tali fatti, presentatava un’interrogazione a risposta scritta (allegato 17) al Ministero dell’Ambiente che, allo stato, non ha fornito alcun riscontro.
TANTO PREMESSO
Gli scriventi si rivolgono alla S.V.Ill.ma, perché, accertati i fatti qui esposti e accertata la permanenza di un gravo rischio per la salute dei cittadini, eventualmente connessa alla violazione di qualche norma penale, valuti l’opportunità e la necessità di disporre:
a) l’individuazione di eventuali responsabilità penali sia di tipo commissivo e che di tipo omissivo per tutti i fatti qui esposti, rispetto alle quali gli scriventi e tutta la popolazione lametina sono da considerarsi parte offesa e chiedono, ai sensi dell’art.408 cpp di essere informati, presso il domicilio eletto, di eventuali richieste di archiviazione;
b) il sequestro preventivo dell’area rendendola inaccessibile al pubblico e ordinando al soggetto tenuto per legge a eseguire l’immediata bonifica e, prima ancora, la sua messa in sicurezza;
c) la caratterizzazione dei rifiuti e dei luoghi, compresi quelli a monte e a valle del sito, interessati da colture in atto (nonostante la zona dovrebbe essere del demanio fluviale, essa è occupata da privati);
d) l’esecuzione di analisi delle acque termali, sia quelle affidate in concessione (in particolare, i residui del trattamento) che quelle destinate a uso civico, per verificare l’effettiva presenza di arsenico e l’eventuale superamento dei limiti soglia di nocività per l’uomo;
e) il sequestro probatorio dei documenti relativi alla discarica Bagni presenti nel Comune di Lamezia Terme e nella Regione Calabria;
f) ogni ulteriore provvedimento, cartelli, avvisi pubblici, per avvisare del pericolo la popolazione lametina.
Valuterà, infine, la S.V.Ill.ma se dai fatti esposti emergono profili di danno erariale per omissione, a carico del Sindaco pro-tempore di Lamezia Terme ovvero del Presidente della Giunta Regionale pro-tempore, ovvero di entrambi, notiziandone la competente Procura presso la Corte dei Conti. Ciò in considerazione del fatto che la Corte di Giustizia europea, in data 3 dicembre 2014, ha condannato (causa c-193/13) l’Italia al pagamento di una somma forfettaria di EUR 40 milioni e di una penalità di EUR 42.800.00o per ogni semestre di ritardo, a causa della mancata bonifica delle discariche.

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scolo percolato

Rifiuti emersi ancora non inertizzati e scolo percolato a cielo aperto

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