Scordovillo: la resa di Mascaro

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di FERDINANDO GAETANO – Sabato scorso, mentre nella sala consiliare di Palazzo Maddamme venivano eletti il nuovo presidente e vicepresidente del Consiglio, con tanto di presumibile inciucio politico tra parte della maggioranza ed alcuni esponenti della (finta) opposizione, a poche centinaia di metri di distanza si alzava in cielo l’ormai quasi quotidiano nuvolone acre e nero come la pece, frutto della combustione dolosa di pneumatici, eternit, mobili, elettrodomestici, scheletri di automobili e quant’altro genere di rifiuto accumulato dai rom, con la delittuosa complicità di qualche “italiano” desideroso di lucrare sul loro corretto smaltimento, ai lati del vialone d’ingresso alla “bidonville” di Scordovillo. Un vero e proprio crimine ambientale che si ripete da anni nella terza città della Calabria, con cadenze sempre più ravvicinate. Noi siamo stati probabilmente gli unici in questi ultimi due anni ad aver avuto il coraggio di metterci la faccia, scendendo in strada a protestare pacificamente e civilmente contro questo scempio ambientale che avvelena la cittadinanza, e non solo, visto che la diossina sprigionata nell’aria non ha ovviamente confini geografici.

Era una calda ed afosa mattina dell’agosto 2015 quando, con tanto di striscioni, provocatorie mascherine anti-gas e volantini, effettuavamo un sit-in nei pressi della rotatoria adiacente l’ingresso principale del campo rom. Nonostante i ripetuti inviti a partecipare e metterci la faccia, soltanto poche decine di lametini decisero di unirsi al nostro presidio. Probabilmente erano tutti certi che la nuova amministrazione, allora insediatasi da poche settimane, avrebbe presto e definitivamente risolto tale dolorosa piaga. D’altronde, appena un mese dopo il primo cittadino prometteva per iscritto (vedi linee programmatiche 2015-20) che entro e non oltre un anno il campo rom di C.da Scordovillo sarebbe stato integralmente smantellato e successivamente demolito, provvedendo a collocare altrove le relative unità abitative.
Trascorrevano altri 30 giorni (siamo a ottobre del 2015) e sempre Mascaro rassicurava nuovamente tutti con un eloquente “Basta roghi, faremo intervenire l’esercito”.

Dopo quasi due anni, visto che siamo arrivati a luglio 2017, la situazione è rimasta perfettamente immutata, anzi addirittura peggiorata. Ma, soprattutto, dobbiamo, udite udite, registrare la resa incondizionata del sindaco e dell’intera amministrazione. “Il Comune di Lamezia – ha dichiarato stamane Mascaro – da solo non è in grado di trovare soluzioni alla problematica campo Rom Scordovillo”.

Come a dire, partenza francese e ritirata spagnola!
Ovvio che nessuno possiede la bacchetta magica, in grado, in quanto tale, di risolvere in un attimo la problematica in questione, tuttavia promettere in lungo ed in largo (prima, durante e dopo la campagna elettorale) mare e monti, salvo poi ritrovarsi, dopo un paio di anni, addirittura a non esser stati capaci di trasferire neanche un solo (UNO!) nucleo familiare da quel ghetto, la dice tutta sulla presunzione ed al tempo stesso incapacità di quest’amministrazione comunale. Se tenevano e tengono realmente alla risoluzione di questa piaga, come mai sindaco, assessori e consiglieri comunali (alcuni dei quali è risaputo come durante ogni elezione comunale, e non solo, frequentino parecchio, direttamente o per interposta persona, Scordovillo alla ricerca spasmodica di voti a buon mercato) in questi mesi non hanno mai messo in atto qualche gesto eclatante, chiamando al contempo a raccolta la cittadinanza, come tale in grado di richiamare l’attenzione mediatica nazionale sulla questione in oggetto?
Altra domanda,

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come mai la Multiservizi per giorni e giorni lascia accumulare all’entrata del campo decine di metri di rifiuti di ogni genere, che poi vengono dati puntualmente e dolosamente a fuoco? Si aspetta ogni volta che si alzi il nuvolone nero per intervenire? Ancora, è così difficile controllare, magari anche tramite delle telecamere nascoste o dei droni, l’ingresso nel campo di mezzi con carichi sospetti (pneumatici in primis)?
Fin quando i circa cento nuclei familiari ancora residenti a Scordovillo non verranno sparsi in lungo ed in largo sull’intero territorio comunale, privandoli, così, del loro punto di forza principale, ovvero il concentramento in ghetti destinati inevitabilmente a trasformarsi (vedi, per ultimi, San Pietro Lametino e Ciampa di Cavallo) in “fortini inespugnabili” di illegalità varie e degrado ambientale, non se ne verrà mai a capo.

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I FUOCHI FATUI DI UNA AMMINISTRAZIONE FORTE CON I DEBOLI E DEBOLE CON I FORTI

Tra i due fuochi

A Scordovillo si continua a bruciare, caro sindaco.

Basta diossina a Lamezia

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Puliamo l'aria unico livello