Lamezia, giù la maschera: il consiglio comunale in mano a Galati e al PD

Diapositiva1

E infine la maschera venne gettata e il sindaco Paolo Galati è riuscito ad aggiungere alla sua coalizione un dodicesimo simbolo: quello del PD.

La fulminea elezione del presidente del consiglio comunale, nella persona di Salvatore De Biase (Galati for president) e del vicepresidente, nella persona di Mariolina Tropea (PD), consacrano definitivamente l’inciucio lametino, che era nell’aria ormai da tempo, con il PD ultima ruota del carro Galati/Mascaro.

Galati è riuscito nell’opera di scansare i mal di pancia di Chirumbolo (autore di una querelle sul filo degli insulti col forzista Spinelli), Cristiano (che dopo la luna di miele col sindaco, gli rimprovera la revoca dell’affidamento di Ginepri a Lamezia Verde) e Isabella (candidato di bandiera del trio). L’ha fatto, assoldando in blocco il gruppo consiliare del PD, che ha votato la presidenza De Biase, in cambio della vicepresidenza Tropea. Cosa non si fa per una poltroncina, magari anche uno strapuntino!

De Biase ci aveva provato già nel 2015 a diventare presidente del consiglio senza riuscirci, dopo 10 ore di inutile dibattito. Allora il sindaco-ombra Mascaro precisava “che nessuna competenza o prerogativa è riservata al sindaco in tema di elezione del presidente del Consiglio” e, quindi, si dichiarava “stupito” dall’intervento di De Biase.”Sono lontano da tatticismi politici e non sono abituato a questi rituali della politica“, aggiungeva Mascaro. Come la gran parte delle dichiarazioni del sindaco-ombra, le “buone intenzioni” si sono perdute per strada.

GalatiMascaroDeBiase a cene

È bastata qualche cena, qualche incontro riservato, qualche parolina sussurrata nell’orecchio, a far sì che Galati riaffermasse di essere il vero padre-padrone di Mascaro e della città di Lamezia Terme. E, complici le numerose inchieste giudiziarie che hanno coinvolto l’amministrazione con le dimissioni sopraggiunte e oplà, tutto e ritornato a posto.

PD logo

Con la “felice” new entry del PD, a seguito di un accordo di Galati con Tonino Scalzo, che ancora non ha digerito la decisione del governatore Oliverio di escluderlo totalmente da ogni preventiva valutazione sulla nomina di Arturo De Felice alla presidenza di Sacal. Una dimostrazione di forza e di influenza sul PD lametino, contro il PD calabrese, era quello che Scalzo cercava e che Galati gli ha offerto su di un piatto d’argento. Scalzo non si è fatta sfuggire l’occasione e ha ordinato ai suoi di disattendere il deliberato dell’assemblea del partito e gli accordi tra componenti della pseudo-opposizione. Ora che la maschera è gettata, il PD di Lamezia si assumerà di fatto, ogni compartecipazione alle scellerate scelte che questa amministrazione galatiana sta assumendo in città, compreso il possibile esito infausto di un terzo scioglimento per mafia se è vero, come è vero, che all’esame della commissione di accesso ci sono anche atti e comportamenti delle forze di opposizione, nel complesso e in particolare per taluni consiglieri e propri congiunti.

A giorni il quadro si completerà con le decisioni di Galati sulla rappresentanza in LameziaEuropa, nell’Ente Fiera e, perché no?, nella Lamezia Multiservizi, dove Costanzo (Nicoteriano ex UDC) non sopporta più di essere il capro espiatorio di ogni disservizio della in house. E tutto sarà ancora più chiaro e certificato per i lametini che ancora credono di aver votato per il sindaco che oggi indossa la fascia tricolore.