Inizia Trame 7. Io non ho paura, ma io chi?

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 Ha preso il via il festival di Trame. È il settimo appuntamento che quest’anno reca un titolo molto significativo: “Io non ho paura” (della mafia, della ‘ndrangheta, della malavita e del malaffare in genere, n.d.r.). Ci sentiamo di dire che, almeno qui a Lamezia, il titolo, azzeccatissimo -peraltro- più che un’affermazione, è, e deve essere, un auspicio.

Quanti e quali sono i soggetti che nella quotidianità del loro vivere, dovrebbero ripetere a sé stessi, più volte, quest’affermazione?

Iniziamo dagli amministratori e dai politici, non dovrebbero aver paura di prendere le distanze da chi propone loro illecite connivenze e collusioni. Rifiutare il voto di scambio. Rifiutare di tramutare in favori personali ciò che spetta per diritto. Rifiutare di favorire una burocrazia asfissiante per consentire gli interventi esterni, risolutivi ma dovuti. Rifiutarsi d’amministrare favorendo questo o quest’altro, badando solo al benessere collettivo. Rifiutarsi di non garantire una vita dignitosa per tutti.

Gli imprenditori, non dovrebbero aver paura di svolgere la propria attività nell’assoluto e rigoroso rispetto delle norme che la regolano. Fare profitto non è reato e non è neppure peccato, ma farlo a qualunque costo e in qualunque condizione, se non è reato/peccato, è immorale.

I commercianti, non dovrebbero aver paura di chi vuole sottoporli a vessazioni e estorsioni alla loro attività. Non dovrebbero aver paura di denunciare alle autorità questi criminali.

I professionisti, non dovrebbero aver paura di dire qualche NO a chi richiede loro una prestazione contraria alle regole del settore, non dovrebbero aver paura della concorrenza nei propri campi. Rifiutare di anteporre il proprio successo personale a ogni precetto di correttezza deontologica, morale e di dovuta solidarietà.

I prelati, non dovrebbero aver paura di negare l’assoluzione eucaristica a chi confessa, senza essere sincero, gravissimi reati da loro perpetrati, il Signore certamente perdona sempre e tutti i peccati, ma perdona soltanto i peccatori che hanno nel loro cuore il vero pentimento. L’effettiva conversione deve essere subordinata all’assoluzione. “La Chiesa predica il perdono di tutti e lo fa in nome di Gesù Cristo, la Chiesa annuncia il perdono anche per i mafiosi, non ci faremo intimorire dalla stampa che aspetta da noi sacerdoti parole di disprezzo, noi queste parole non le diremo mai, ma chiameremo a conversione tutti (dall’omelia dell’ ex vescovo di Locri-Gerace, monsignor Fiorini Morosini, festa della Madonna di Polsi, Aspromonte, 2012).

I giudici, professionali e non, non dovrebbero aver paura di condannare chi, in base alla loro coscienza e competenza, si dimostra colpevole di un reato e, nel contempo, di assolvere chi si ritiene innocente. Rifiutare ogni tipo di condizionamento, amicale, politico, spirituale. Chi si trova a giudicare, senza farlo per lavoro, non dovrebbe aver paura di dare ragione o torto a chi lo merita. “La giustizia è di questo mondo” (Gioacchino da Fiore)

I singoli cittadini, non dovrebbero aver paura di rispettare le regole della civile convivenza, dal corretto modo di parcheggiare la propria auto, al corretto conferimento dei propri rifiuti. “La mia libertà finisce dove comincia la vostra” (Martin Luther King).

Per tutti, non dovremmo aver paura di denunciare chi non rispetta quanto sopra, alle varie autorità preposte. Non dobbiamo aver paura di rifiutarci di vendere la nostra coscienza e dignità, per un tozzo di pane.

E per chi non si ritiene coinvolto?

E se credete ora

che tutto sia come prima

perché avete votato ancora

la sicurezza, la disciplina,

convinti di allontanare

la paura di cambiare

verremo ancora alle vostre porte

e grideremo ancora più forte

per quanto voi vi crediate assolti

siete per sempre coinvolti,

per quanto voi vi crediate assolti

siete per sempre coinvolti.

(F.De Andrè)