Cambiare il sistema o farsi cambiare dal sistema?

di Giuseppe d’Ippolito –  Ovviamente, come a ogni fine elezione, le analisi e le valutazioni si sprecano, i giornali ci danno sotto con i titoloni, le televisioni ci imbastiscono trasmissioni intere. Questa volta il ritornello più ripetuto è stato “Il flop del Movimento 5stelle”. Proviamo anche noi ad entrare nel tema.

La domanda era, come mai un movimento accreditato di oltre il 30%  a livello nazionale, non esprime le stesse percentuali a livello locale? Le risposte sono più d’una, andiamo per ordine.

Quale altro partito ha riportato a livello locale le stesse percentuali accreditategli a livello nazionale? Nessuno. Quale altro partito si è candidato in tutti i collegi elettorali dove si è presentato, solo col proprio simbolo, senza legarlo ad altri? Nessuno, o meglio, solo il Movimento 5stelle. Tanto per fare dei numeri a mo’ d’esempio: il M5S si è presentato in 225 comuni e ha utilizzato, in tutti, solo il proprio simbolo; il PD si è presentato in 1.004 comuni e ha utilizzato il proprio simbolo solo in 134 comuni. Dove si sono nascosti, allora, tutti gli altri partiti? In liste falsamente civiche (ricordate le “civiche” di Mascaro?), in coalizioni e aggregazioni variamente e, spesso, pittorescamente, formate, spesso anche in contrasto con le alleanze nazionali. E’ evidente, quindi, che il problema risiede nel sistema elettorale delle amministrative, da cambiare urgentemente, che spinge al camuffamento, all’inganno agli elettori, all’inciucio e alla confusione politica. Sistema che qualcuno vorrebbe pure riproporre  per le elezioni nazionali (!!!). Allora, se diciamo che ha perso il M5S, con lo stesso metro dobbiamo dire che non ha vinto nessun altro partito, nessuno dei partiti che ci abbiano messo la faccia (nel senso del loro simbolo). Hanno vinto, loro sì, le coalizioni, di centrodestra o di centrosinistra o di centrodestrasinistra, che importanza ha? Le alleanze sono solo strumentali alle elezioni; poi c’è lo sciogliete le righe e si passa alla cassa a riscuotere o si attende il saldo delle cambiali. Una vecchia regola diceva che non si possono confrontare mele con pere, come si fa, allora, a confrontare una squadra di 15/30 giocatori con un’altra che ne fa scendere in campo 800/900 (il caso Lamezia nel 2015, e Catanzaro oggi, docet). Che poi il M5S, nonostante questo, abbia triplicato la sua presenza nei ballottaggi e abbia notevolmente aumentato i propri consiglieri comunali in moltissime città (per la Calabria vedi qui), sembra non importare a nessuno.

Altre analisi ripetute fino alla noia:  il M5S sbaglia candidati, perché li sceglie tra i cittadini comuni, privi di esperienza politica, e non tra vecchie volpi fuggite dai pollai ma con un pedigree da perfetto potical-man (o woman per rispetto della parità di genere). Ma qui -notiamo- i confronti con i risultati nazionali del Movimento sono ignorati. E allora,  con quali criteri e tra quali aspiranti candidati, sono stati scelti i deputati e i senatori del M5S che hanno dimostrato, poi, disponibilità allo studio, conoscenza e approfondimento  dei problemi, vicinanza ai cittadini? Perché quindi, il criterio usato per i parlamentari non dovrebbe essere valido per i sindaci e i consiglieri comunali?

E così pure: il M5S non fa alleanze e così non vincerà mai nei comuni. A parte che i casi di Roma, Torino e di molte altre città a 5stelle, stanno a dimostrare il contrario, possibile che ci si ostini a non capire che è questa la vera forza del Movimento: segnare il distinguo e la diversità da chi ha condotto le città allo sfascio, da chi continuamente viene raggiunto da provvedimenti dell’Autorità giudiziaria, da chi trasforma le elezioni in un mercatino delle promesse e delle illusioni. Questo vuol dire che fintanto i cittadini non troveranno il coraggio di spezzare le catene che li legano al clientelismo e al familismo, il M5S non crescerà? Fa niente, nessuna rivoluzione culturale si fa in poco tempo, ma bisogna prendere atto che il processo è inarrestabile e ciò che non pare possibile oggi, lo diventerà domani.

Sembra, in conclusione, che chi (all’interno o all’esterno) si affretta a non riconoscere la crescita, lenta ma inesorabile anche a livello locale, del Movimento, voglia spingere ad un cambio di strategia. Partecipare alle coalizioni, scegliere i “migliori candidati” possibili, eliminare il divieto di superare il doppio mandato per rendere disponibili i più esperti e magari più amati dalle folle. Tutto per un pugno di voti in più (tanti se ne guadagneranno, altrettanti se ne perderanno); per accelerare quello che richiede ancora mesi e anni di lavoro sul territorio, senza rendersi conto che questa sì sarebbe una cocente sconfitta.

Il progetto del M5S è quello di cambiare il sistema, non di essere cambiati dal sistema!