NESCI, PARENTELA e DIENI — Al Ministro dell’interno

Per sapere – premesso che:
tra i coinvolti nell’operazione “Columbus” figura Franco Fazio, presente nella lista a sostegno del candidato Paolo Mascaro, poi eletto sindaco di Lamezia Terme;
secondo gli inquirenti, l’aspirante consigliere comunale sarebbe stato un brooker tra Italia e Stati Uniti, con contatti con cosche;
il 16 marzo 2016 il dottor Luigi De Sarro, medico presso l’ospedale di Lamezia Terme, ricevette un avviso di garanzia dalla Procura di Lamezia, perché alle ultime (maggio 2015) elezioni comunali avrebbe pagato per procacciare voti al figlio;
il riferito avviso di garanzia è poi sfociato in citazione diretta in giudizio;
il 2 febbraio 2017 scattò l’operazione “Robin Hood”, con cui la Dda di Catanzaro rilevò che circa due milioni di euro, erogati dall’Ue per le famiglie disagiate calabresi, erano finiti in mano ad un comitato d’affari in odor di ‘ndrangheta, grazie all’ex assessore regionale Nazzareno Salerno;
nell’ambito della suddetta operazione finì in manette pure l’ex presidente di Calabria Etica, Pasqualino Ruberto, nel 2015 candidatosi quale sindaco di Lamezia Terme ed eletto consigliere comunale, poi sospeso dal Prefetto di Catanzaro;
ad aprile 2017 scoppiò il caso Sacal;
secondo un’intercettazione captata il 9 luglio del 2015, relativa a un colloquio tra il rappresentante del Comune lametino Emanuele Ionà e Pierluigi Mancuso, ai tempi dg di Sacal, emerge la volontà di piazzare propri raccomandati in aeroporto;
dopo avere insistito a lungo per un personale amico, Ionà si fa portavoce del primo cittadino, «riferendosi – scrivono i magistrati lametini – evidentemente all’attuale amministratore lametino, avvocato Paolo Mascaro», il quale non risulta indagato nel procedimento;
lo scorso 24 maggio scattò l’operazione “Crisalide”, col fermo di 52 persone considerate legate al sodalizio criminale Cerra-Torcasio-Gualtieri;
in “Crisalide” furono emessi avvisi di garanzia a carico di Giovanni e Giuseppe Paladino (rispettivamente padre e figlio) e del succitato Ruberto;
secondo una prima ricostruzione, Giuseppe Paladino, insieme a suo padre Giovanni e ad Antonio Miceli (uno dei 52 arrestati, ritenuto tra l’altro l’attuale capo cosca), nel corso dell’ultima campagna elettorale avrebbe avuto un incontro con un esponente del clan Torcasio;
Paladino appoggiò al ballottaggio del 2015 l’attuale sindaco lametino Mascaro;
Ruberto, Giuseppe Paladino (quale candidato al Consiglio comunale di Lamezia Terme), nonché il dottor Giovanni Paladino, già sindaco di Lamezia Terme, sono accusati di concorso esterno nell’associazione mafiosa dei Torcasio-Cerra-Gualtieri;
secondo le risultanze investigative, i Paladino avrebbero raggiunto esponenti del clan Torcasio-Cerra, al fine di richiedere l’appoggio elettorale della cosca;
tra i 52 fermati di “Crisalide” figura anche Antonio Mazza, che secondo le accuse avrebbe «avvicinato Ruberto ai Torcasio, e per essi a Miceli»;
tra gli arrestati di “Crisalide” figura pure Alessandro Gualtieri, fidanzato della consigliera comunale di maggioranza Marialucia Raso –:
se non intenda promuovere d’urgenza l’accesso al Comune di Lamezia Terme ex art. 143 del Tuel.

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