Consiglio Comunale 31 maggio. Tutti insieme appassionatamente

Una volta si chiamavano giunte monocolore, mutuando l’espressione possiamo dire che, quello di Lamezia Terme, è ormai, palesemente, un consiglio monocolore. Gli eletti nelle liste d’opposizione, transitati nella maggioranza. Il maggior gruppo d’opposizione (il PD) flirta con la maggioranza richiamando lontane quanto improbabili larghe intese. Nuovi entrati in consiglio (dopo le dimissioni del primo eletto, la rinuncia della seconda eletta … e così via scorrendo, entrerà in consiglio qualcuno che ha avuto solo i voti dei familiari più stretti?) che stanno con un piede di qua e uno di là (per adesso -precisano-), singoli peones consiliari che, come se fossero a Rischiatutto, sono impegnati a rimpallarsi col primo cittadino, elenchi interminabili di quiz. E poi la perla: tutti insieme appassionatamente a gridare la loro contrarietà allo scioglimento anticipato del consiglio per infiltrazioni mafiose. Alla faccia delle risultanze delle inchieste delle Procure di Lamezia e di Catanzaro e della DDA. Tutti attaccati alle poltrone con l’attack, fosse pure uno strapuntino, tutti a non voler rinunziare agli oltre 200mila euro di gettoni di presenza che gravano sulle tasche della collettività. Lo scioglimento per mafia sarebbe una jattura per Lamezia (sarebbe il terzo)? E allora, questa amministrazione, che perde assessori per strada un giorno si e un altro pure, con un consiglio al centro di indagini giudiziarie, con dimissioni, revoche e rinunce che ne hanno completamente stravolto gli assetti, con la perdita del proprio rappresentante in Sacal per mano della magistratura, con la principale società in house sull’orlo del fallimento, con una gestione amministrativa simil-commissariale allo Sceriffo di Nottingham, con la rivolta dei propri dipendenti, col consenso al minimo storico e così via, perchè non si dimette spontaneamente e non fa ritornare la parola ai cittadini, evitando così l’onta del terzo scioglimento? Basterebbe una spintarella, già, ma a parte noi, chi è rimasto per dirlo a Mascaro?